1994-1999
TERRA
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Descrizione
Questo disco è il risultato della lunga e profonda ricerca svolta da Zoé sulla musica popolare salentina. Qual è la specificità di questa musica “indigena”, terreno di una sperimentazione tanto appassionata? Innanzitutto si tratta di musica popolare, quindi figlia della tradizione, dove influssi e contaminazioni emergono necessariamente come apporti “naturali”, risultato di secoli di dominazioni le più diverse ma soprattutto di scambi con altri popoli del Mediterraneo. Per secoli, infatti, la nostra penisola è stata il limes fra mondo greco e mondo latino, e si può dire che ancora oggi, per chi riesca voglia percepirlo, l’“Oriente” inizia a Otranto. E non solo Atene, Roma o Bisanzio hanno lasciato tracce profonde nel Salento, ma anche l’Islam e la Spagna, i Balcani di Scanderberg e le civiltà nomadi, gli antichi padri messapici e i mitici uomini della civiltà dei Menhir.
Ed è proprio una mescolanza culturale di tale complessità e di natura squisitamente mediterranea a caratterizzare i canti e le “Pizziche” di Zoé. Che, infine, sono popolari perché cantano, tout court, il popolo salentino: popolo di emigranti e “tarantati”, più volte anche oppresso e sfruttato, nondimeno capace di grande euforia, appassionata sensualità e infinita dolcezza. Qualità che si ritrovano tutte in una musica densa e moderna nelle sue tensioni, e al contempo arcaica nella sua sobria malinconia. Una musica dove convivono Apollo e Dioniso, la Tramontana e lo Scirocco, la gelata e l’afa, il canto d’amore griko e la pizzica tarantata. Il repertorio di Zoé comprende canti di lavoro, canzoni d’amore in dialetto e in grecanico salentino, canti di protesta espressi nelle pizziche, “de core” e “tarantate”. Quest’ultimo ritmo fra tutti è il più eccitante, allo stesso tempo straziante e inebriante, esaltante e commovente; è insieme, il ritmo del cuore e il respiro, il pulsare della terra.
Rimanervi indifferente è impossibile perché il crescendo ostinato dei “battiti” dei tamburelli va dritto al cuore e le note più alte del violino toccano le profondità più remote del nostro essere. Chi ascolta e balla la pizzica potrà scoprire aspetti di sé sconosciuti e caricarsi di una straordinaria energia naturale. È un’energia millenaria depositata in questa musica che viene “riattivata” al momento dell’esecuzione, forse quello “psichismo” di natura di cui parlava Ernesto De Martino a proposito dei riti terapeutici contro il morso della Taranta cui la pizzica tradizionalmente è legata.
E da questo punto di vista si può ancora oggi parlare di un’esperienza di “Trance” naturale, per chi intrattenga con tali ritmi musicali una frequentazione assidua e profonda. E tant’è. Ma anche chi si avvicini per la prima volta, non potrà non incantarsi di fronte alla grazia e alla accesa sensualità dell’inseguimento d’amore che la pizzica “de core” mette in scena, in un ballo che non a caso nasce dagli stessi riti della pizzica “tarantata” e che di quelli conserva la potenza liberatoria e il fascino misterioso e antico. Per questo, al di là di ogni interpretazione, basta seguire la musica, abbandonarsi al suo movimento, alla trascinante sensualità dei canti ma soprattutto alla furia dei tamburelli, per rendersi subito conto di una forza, di una energia musicale non comune.
Del resto il ritmo della pizzica si è rivelato centrale e di fondamentale importanza anche nella “storia” di Zoé: “battere” il tamburello della pizzica (“battere” sulla pizzica ha rappresentato per il gruppo un’esperienza decisiva, profonda e a volte dolorosa. Nell’ossessività gioiosa ma anche tragica di quel movimento, nel sangue prodotto dalla ripetizione velocissima e incessante delle percussioni della mano, è tutto il cammino faticoso e sorprendente di una riappropriazione culturale e anche ritrovamento di un’identità sommersa, dimenticata, con la sua intera costellazione di valori. È un cammino a ritroso, da un ritmo sopravvissuto a tutte le modernizzazioni fino a radici culturali e psichiche le più varie, sedimentate lungo la storia millenaria e di volta in volta pronte a sprigionare la loro forza intatta ma ogni volta nuova. È da questo punto di vista che la pizzica salentina, nella sua straordinaria modernità, la sua perdurante efficacia e vitalità.
Tracce
- S. Paulu (I)
- Quannu camini tie
- Pizzica tarantata
- Nia, Nia, Nia
- Canuscu na carusa
- Sutt’acqua e sutta jentu
- Lu rusciu te lu mare
- Fimmine fimmine
- S. Paulu (II)
- La tortura
- Lu sule calau calau
- Pizzicarella
Curiosità
Nella sua prima edizione del ’95, Terra fu stampato su musicassetta, registrato presso Pampot Studio (Brindisi) su bobinone. Il nostro primo lavoro è stato quindi tra gli ultimi registrati prima dell’avvento del digitale.
Testi e musiche sono patrimonio della cultura orale salentina, gli arrangiamenti musicali a cura dell’Officina Zoè. Ringraziamo pertanto gli anziani e tutti coloro che hanno saputo conservare e tramandarci con sincerità questa antica tradizione musicale.
Interpreti
- Cinzia Marzo – voce, tamburello, venti etnici
- Lamberto Probo – tamburello, tamborra, voce
- Donatello Pisanello – organetto, chitarra, mandola
- Pino Zimba – tamburello, tamborra, voce
- Ruggiero Inchingolo – violino
- Raffaella Aprile – voce, tamburello, tamborra, sonagli
- Claudio Miggiano – chitarra