2015
Mamma Sirena
Suggerimento: clicca sul lettore video e ascolta il brano mentre leggi la storia del disco!
Descrizione
Come le onde del mare è il gioco della vita, come le onde del mare il canto delle sirene, modulato, incalzante e sinuoso… ricamando di ottava in ottava e spingendo in ambiti talvolta stretti, oscuri o altre volte ritmico, profondo sale dall’ombelico, passa per il cuore e sale fino alle tempie, fino a farti sentire leggero o incatenandoti.
Acqua e vento, materia e spirito, la forza creatrice.
Il mistero dell’origine del grande universo, del macrocosmo, interpretato alla luce della procreazione del piccolo universo, del microcosmo e quindi il liquido amniotico, paragonato all’acqua, sostanza fondamentale di tutte le cose, elemento umido associato al mondo sotterraneo in cui la sirena personifica il mistero delle acque natali e della dissoluzione, sia dell’individuo che dell’universo.
Decifrare la sapienza può essere terribile, si può solo arrischiarne un’immagine. Per questa ragione le sirene invece di scomparire dalla storia umana danno luogo ad apparizioni nel secoli, figurando in libri di poesia, capitelli, leggende, rappresentano senza dubbio i simboli della seduzione intellettuale che perseguita l’uomo curioso, il viaggiatore ora in forma divina ora in forma di demoni, causa di vita o di morte.
«Non credere alle favole inventate su di noi, non uccidiamo nessuno, amiamo soltanto».
Nella mitologia assiro babilonese Ishtar, l’Afrodite orientale, è rappresentata in parte come pesce, ma anche la letteratura nordica è popolata da fate del mare, ondine, Lorelei, incantatrici e vaticinanti. La trasformazione nei secoli da dee e fate a erinni, meduse e arpie rappresenta la decadenza e il distacco dalla natura, dalla magia della consapevolezza. Ed ecco che la sirena seduce. «Non credere alle favole… amiamo soltanto».
La psiche, avverte Jung, è capace, in determinate circostanze, di oggettivare le sue immagini, ed ecco che le sirene affiorano dalle profondità dell’inconscio per riempire il vuoto che abbiamo lasciato crescere intorno a noi.
Il nostro ricollegarci a tradizioni millenarie di rispetto e venerazione per la Madre Terra e la conoscenza del nostro passato ci indicano la Via, un modo per uscire dall’alienazione in cui viviamo.
Il serpente femmina, l’uccello, l’uovo e il pesce avevano una loro parte nei miti della creazione e la divinità femminile era il principio creativo. La Dea Serpente e la Dea Uccello creano il mondo, lo caricano di energia e nutrono la terra e le sue creature con l’elemento dispensatore della vita, l’acqua. La Grande Dea emerge miracolosamente dalla morte, dal toro sacrificiale e nel suo corpo inizia la vita nuova. La sfinge pelasgica, rimasta a lungo femminile, fu soppiantata in Grecia da Zeus o Apollo, fu quindi facile associarla alla morte e trasformarla in figlia di Tifone, il cui respiro era il malsano scirocco! A conferma di questo Apollo aveva ad Amicle un trono sostenuto da sfingi e un trono simile aveva Zeus a Olimpia, presunto trofeo della sua vittoria su Tifone. Ma Atena portava ancora le sfingi sull’elmo, perché un tempo era stata lei Sfinge.
Qualche volta, cullati dalle onde, sonno e veglia si fondono, tanto che non si è più in grado di distinguerli, e affacciati sull’abisso tra lo sciacquio delle onde contro la carena diviene irresistibile il desiderio di riempirlo di immagini.
«Ma perché mai taluni ci rappresentano con due code di pesce? Se avete ben visto le due code riunite ad arco sopra le nostre teste formano un cerchio, figura che simbolizza l’eternità»
E all’effigie si accompagnano i motti. Uno veneziano consiglia di non tapparsi le orecchie con la cera perché «Noi guidiamo gli uomini nel mare della Sapienza!»
CINZIA MARZO
Tracce
- Mare d’Otrantu mia
- Venti e Burrasche
- Mamma Sirena
- Li Bellizzi
- Doi Lampi
- La Marina
- Fice li Ngegnu
- A Nuvaie
- Fici na Nave
- Comu è bellu
Interpreti
- Cinzia Marzo – voce, tamburello, venti etnici
- Lamberto Probo – tamburello, tamborra, voce
- Donatello Pisanello – organetto, chitarra, mandola
- Giorgio Doveri – violino, mandola
- Silvia Gallone – voce, tamburello, tamborra, sonagli
- Luigi Panico – chitarra